Black and white

Black and white

 

Se la nebbia di Josè Saramago o la sua umanità "lattea" ridotta a bisogni elementari è priva di identità perchè incapace di "guardare", l'opera dell'artista Gabriella Fabbri sfida le variazioni cromatiche dal bianco al nero, in cerca di luce. "Il mondo era più scuro: era nero. E non era notte. Il sole saliva come al solito nel solito cielo azzurro. Era il mondo a essere scuro" (J. Saramago).

 

Così ne "Il pianeta degli orrori", il premio Nobel per la letteratura, dipinge contorni e contesti, facendo balenare la bellezza invisibile delle cose. I bianchi e neri di G. Fabbri, attraverso passaggi graduali, dal non colore (black) alla diffusa pienezza della luce (white), danno senso alla realtà attraverso il dialogo osmotico degli opposti.

 

Ogni essere umano, del resto, se dialoga, assorbe un seme dall'altro e cambia la sua percezione della realtà, senza avvertire mai la solitudine.

 

Le forme quadrate dell'artista, pur simili, determinano la relatività dell'essere in ogni frammento spaziale che amplia e ingrandisce la vista dell'osservatore su una sempre nuova dimensione dell'essere. Un buio nella cui cavità si insinua il femminile per riscoprire la verità, la metamorfosi, la cecità che s'avviva di luce e colore.

 

Unica speranza in Saramago è proprio la figura femminile che rigenera l'umanità svilita. "Il Black and White", pertanto, gioca sulle percezioni, emozioni, riflessioni e suoni, per iomitare il fluire della vita che è gioco dialettico, contrasto continuo di bianco e nero.
Testi: C.Baudelaire, J. Borges, G. Di Lisio, P.P. Pasolini, E. Sanguineti.

 LOCANDINA